Zymachi, persi per sempre?

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Intanto Hu sta analizzando campioni di sangue del professore alla ricerca dei marcatori genetici che gli Zymachi utilizzano per comunicare. Occorrono milioni di nano macchine nel flusso sanguigno di un individuo per poterne captare i segnali radio, così Kerenskij ha messo a punto questa scorciatoia bio-chimica. Sfortunatamente l’analisi non da risultati, e i due scienziati vagliano le possibili cause: errore di protocollo, malfunzionamento, ripristino inefficace, Zymachi danneggiati o sabotati. La lista è infinita!

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Hu ha una teoria: durante il ripristino le antenne devono risuonare sincronicamente, in modo che gli Zymachi possano mettere in comune i dati per attenuare l’indeterminazione quantistica. Se fossero invece dispersi nel flusso sanguigno, non potrebbero controllarsi reciprocamente. “Sono progettati per rimanere in formazione…” ribatte Kerenskij.
Hu:- “Ok, ammettiamo che stiano ancora tutti assieme. E se il problema fossero le antenne? Se fossero state tagliate a lunghezze diverse non potrebbero risuonare sincronicamente, come le diverse corde di una chitarra!..”

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“Quindi stai dicendo che è colpa mia se abbiamo perso gli Zymachi!” grida Kerenskij, visibilmente alterato, di nuovo madido di sudore. I due si confrontano minacciosi, Kerenskij sbatte per terra il computer della giovane donna, lei si dispone in una posizione difensiva da arte marziale. Il vecchio russo si ferma, intimidito, e si ritira nel suo studiolo privato, non senza aver criticato la postura di Hu: “Metti troppo peso sul piede davanti…” Lei sibila qualcosa in mandarino, ma è troppo tardi: la porta dello studio è già chiusa.

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