Proteena la viaggiatrice

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“Numero otto… numero otto…” Un nuovo segnale dall’Unità Centrale è captato dai domatori di meduse, un segnale che riguarda Proteena. “L’Unità Centrale vuole sapere cosa è successo al vostro sfortunato compagno. Come possiamo comunicargli che l’ho rimpiazzato?” Ed improvvisamente si rende conto che capelli da Viaggiatrice le stanno crescendo sotto il caschetto. “Quindi… Non è una leggenda, mi sto trasformando, come i piccoli Ciclostani!..”

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Interessati, gli Zymachi si avvicinano: “Abbiamo notato che la struttura informativa che regola le vostre funzioni è simile a quella esistente nelle macchine viventi che abitano la miniera. Potremmo essere in grado di tradurla e regolare la mutazione, e forse potremmo anche soddisfare le richieste dell’Unità Centrale.”

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E così gli Zymachi praticano un piccolo taglio sul fianco di Proteena e srotolano un lungo nastro, tutto impacchettato in complesse piegature, ed il nastro passa da una nano macchina all’altra, e viene più volte duplicato. Vediamo che queste repliche vengono emesse dal capodoglio configurandosi in boe luminose che lentamente si perdono nella corrente.

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Ritorniamo nel laboratorio, dove vediamo gli scienziati che raccolgono i marcatori come hanno fatto prima. Questa volta l’analisi richiede molto tempo, Hu e Kerenskij commentano i primi risultati.
“L’intestazione è , poi parte un codice simile ad un DNA…”
“Di una creatura aliena… Ma puoi trovare sparpagliate delle strutture, sequenze simili a quelle che si ritrovano nelle cellule terrestri… Sembra descrivere una creatura molto complessa, oppure variazioni della stessa creatura… Questo è un tema ricorrente nei miei dialoghi silenziosi… Ma una tale complessità è ingiustificata, qui abbiamo informazioni sufficienti a costruire un intero pianeta…”

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Improvisamente il professore si afferra la testa con entrambe le mani, un terribile dolore lo trapassa, prostrandolo al suolo. “Ti prego… quarto cassetto… c’è una siringa e un flacone…” Hu legge il contenuto della bottiglietta, esterrefatta torna a guardare Kerenskij… “Si…” dice sorridendo, “Un’altra brutta abitudine contratta a Kabul…” e si sdraia sulla branda, esponendo l’avambraccio.

Continua…

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