Kerenskij e Hu nel laboratorio, tagliati fuori dal resto del mondo

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Tramite uno starnuto, che per i Ciclostani è una specie di cataclisma, ritorniamo fuori dal corpo di Kerenskij. I due stanno tornando al laboratorio, Kerenskij è uno straccio, scende faticosamente delle scale di metallo ed apre una pesante porta blindata. Dentro si apre un laboratorio immenso e modernissimo, pieno zeppo di macchinari. Il laboratorio è stato progettato per poter resistere ad un conflitto termonucleare, ma allo stato attuale è tagliato fuori dal mondo, come se le comunicazioni fossero state sospese a causa dell’incontro ravvicinato con Nestis.

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I due scienziati sono subito al lavoro. Mentre Kerenskij estrae gli otto Zymachi da una rastrelliera criogenica, Hu si prepara a resettare i processori a bordo delle nano macchine. I dati fluiscono attraverso delle antenne che protrudono dal corpo degli Zymachi, le stesse antenne utilizzate per interagire con il DNA delle cellule. Hu spiega che le antenne devono vibrare all’unisono, in modo da resettare tutti i processori contemporaneamente. Durante il processo, i chip comunicano uno con l’altro, in modo da smorzare sequenze casuali tipiche dei processori quantistici. “Lasciati a se stessi i computer quantistici risponderanno sempre: Forse! Cooperando, gli stessi computer saranno in grado di rispondere sì o no!”

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Kerenskij fissa la provetta che contiene gli Zymachi ad un tavolo anti-vibrazioni, e ci tuffa un ago collegato ad una strana macchina, una specie di esoscheletro dentro cui si accomoda il professore stesso. L’esoscheletro comanda un minuscolo robot ormeggiato nell’ago, pochi decimi di millimetro sopra gli Zymachi. Ogni movimento dell’esoscheletro è esattamente replicato dal nano robot, con un fattore di scala di un milione di volte. Il professore può vedere attraverso l”occhio” del robot, e lo può spostare grazie a delle nano turbine. Lentamente lo fa affondare, avvicinandosi agli Zymachi che brillano sul fondo della provetta.

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Finalmente le nano macchine appaiono sullo schermo, ancorate alle loro lunghe antenne. Kerenskij si avvicina, e ne tocca una quasi affettuosamente con le pinzette del robot. “E’ così ce li ho costruiti, vedi, gli ho pettinato attorno un filamento di DNA, in modo da proteggere le parti metalliche…” e anche se provato dal malessere, il professore sembra danzare nella sua gabbia di pistoni, mentre il robot si muove attorno agli Zymachi. Hu segue la scena direttamente sul suo computer, elettrizzata dalla quaità delle immagini. Finalmente avverte: “Sto per lanciare la sequenza di ripristino!”

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