Il massacro dei Ciclostani

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Proteena e gli Zymachi sono intenti a costruire da zero un linguaggio comune. Le nano macchine descrivono le funzioni, lei assegna i nomi e i significati. Improvvisamente, in un’ansa protetta dalla corrente, vedono una pila di Ciclostani, smembrati, perforati da migliaia di spilli. Proteena vuole atterrare per vedere se qualcuno è vivo, gli Zymach trasformano la capsula trasparente in una specie di armatura protettiva. Incespicando in mezzo alle carcasse, prova pietà per i suoi fratelli morti, anche se attualmente suoi nemici. Probabilmente si trattava di una linea di riproduzione, riconosciamo pezzi degli Spinosi, delle Sirene e di altri scheletri più piccoli.

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Improvvisamente, da quello che sembrava il letto del fiume, si allunga un artiglio che ghermisce Proteena. Gli Zymachi si lanciano per difenderla, ma lei li ferma, anche se è terrorizzata: “Non gli fate del male, è un amico, è utile…” Si tratta di un Mezzo Padre, qualcosa a metà tra uno Spinoso e un soldato, avvolto nella pelle di una Medusa. Lei lo chiama “ladro”, lui esplode in un ghigno feroce: “Scommetto che non hai mai visto un vero ladro prima, sei più abituata a questo!” e gli indica un patetico scheletro, trapassato da centinaia di spilli.

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“Devi sapere che in questa fase del Ciclo i soldati delle linee di riproduzione sono troppo indaffarati per modificarci tutti, così quando le Meduse hanno attaccato avevo ancora le mie gambe e sono potuto fuggire!” Proteena è sorpresa dal fluente ragionare del ladro, più abituato a sopravvivere da solo rispetto a un soldato o uno scienziato. “Le Meduse… hanno ucciso tutti i soldati?” domanda. “Sfortunatamente no, si sono ritirati in regioni impervie, dove le Meduse non possono andare, e lì ricostruiscono la loro armata. Dicono che sia un posto da brividi, dove puoi sentire l’eco della musica del Ciclo, ma è diverso, è come se fosse cantato da una macchina..”

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D’improvviso il ladro si trasforma, assume il suo aspetto ferino, straccia l’armatura di Proteena e grida, contemporaneamente dolce e cattivo: “Tu hai qualcosa per me, vero?” La scienziata è terrorizzata, costretta all’immobilità, si contorce in spasmi finchè un uovo non emerge dalla sua bocca, rapidamente inghiottito dal ladro. Mentre Proteena si accascia al suolo, lui si riavvolge nel mantello protettivo e scompare nella corrente.

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Silenziosamente gli Zymachi circondano Proteena, le riparano l’armatura e la assaltano con domande riguardo il ladro, l’oggetto rubato e la musica paurosa… “Non ha rubato nulla, glie l’ho dato io, come quando il Ciclo era giovane…”
“Chi sei?” domandano le sette nano macchine.
Lei sorride: “Siete voi i veri ladri, rubate i miei pensieri appena li vado formulando…”

Continua…

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